Vini, Liquori e Distillati

Digital Paper: Lombardia da degustare

Vere perle enologiche, DOP e IGP

La produzione vitivinicola lombarda è specializzata in prodotti di pregio

Oltre a vantare una lunga tradizione, la Lombardia si conferma come una delle aree italiane più attive nella produzione enologica e specialmente dei vini di qualità. Lo testimoniano le 27 DOP e le 15 IGP presenti, che valorizzano il lavoro di una regione che accanto ai vini produce anche distillati e birre. La vocazione del territorio lombardo per l’eccellenza vitivinicola è testimoniata dal fatto quasi il 99% della produzione di uve da vino è destinata a DOP e IGP (con i vini DOP a fare la parte del leone), e solo il restate 1% ai comuni vini da tavola. Il marchio di origine protetta (DOP) è una garanzia di qualità che assicura l’origine del vino e al suo interno include le denominazioni di origine controllata (DOC) e di origine controllata garantita (DOCG).

Dei 27 vini DOP lombardi, in cinque possono vantare l’indicazione DOCG, riservata ai vini più rinomati: Franciacorta (provincia di Brescia), Moscato di Scanzo o Scanzo (provincia di Bergamo), Oltrepò Pavese Metodo Classico (provincia di Pavia), Sforzato di Valtellina (provincia di Sondrio) e Valtellina Superiore (provincia di Sondrio). Altri 22 vini lombardi possono invece vantare il marchio DOC, che definisce il nome geografico di una zona viticola vocata per designare un prodotto di pregio, le cui caratteristiche rimandano sempre all’ambiente naturale, oltre che ai fattori umani; anche questo è un sinonimo di qualità. Le DOC sono le seguenti: Bonarda dell’Oltrepò Pavese (provincia di Pavia), Botticino (provincia di Brescia), Buttafuoco (provincia di Pavia), Capriano del Colle (provincia di Brescia), Casteggio (provincia di Pavia), Cellatica (provincia di Brescia), Curtefranca (provincia di Brescia), Garda (provincia di Brescia e Mantova), Garda Colli Mantovani (provincia di Mantova), Lambrusco Mantovano (Mantova), Lugana (provincia di Brescia), Oltrepò Pavese (provincia di Pavia), Pinot Grigio e Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese (provincia di Pavia), Riviera del Garda Bresciano (provincia di Brescia), Rosso di Valtellina (provincia di Sondrio), San Colombano (province di Milano, Lodi e Pavia), San Martino della Battaglia (provincia di Brescia), Sangue di Giuda dell’Oltrepò Pavese (provincia di Pavia), Terre del Colleoni (provincia di Bergamo), Valcalepio (provincia di Bergamo), Valtènesi (provincia di Brescia).


Da sapere

Una selezione di prodotti top della regione

DENOMINAZIONE

Le 15 IGP lombarde: garanzia di qualità

Così come la DOP anche la IGP (indicazione geografica protetta) contrassegna prodotti di qualità garantiti dal rispetto del relativo disciplinare di produzione. Ecco l’elenco dei vini IGP (con l’indicazione territoriale della provincia): Alto Mincio (Brescia), Benaco Bresciano (Brescia), Bergamasca (Bergamo), Collina del Milanese (Pavia, Milano, Lodi), Montenetto di Brescia (Brescia), Provincia di Mantova (Mantova), Provincia di Pavia (Pavia), Quistello (Mantova), Ronchi di Brescia (Brescia), Ronchi Varesini (Varese), Sabbioneta (Mantova), Sebino (Brescia), Terrazze Retiche di Sondrio (Sondrio), Terre Lariane (Lecco, Como), Valcamonica (Brescia).

LIQUORI E GRAPPE

Prodotti del territorio e vitigni di eccellenza

Come la produzione vinicola, anche la distillazione lombarda ha dalla sua un passato ricco di tradizione e un presente forse meno florido di un tempo, ma ancora ricco di gusto e qualità, che può contare su prodotti di assoluta eccellenza. Tipici della Lombardia sono i liquori di mirtillo e castagne, per cui si segnala in particolare la Valcamonica, con il liquore realizzato con farina di castagne lasciate a macerare in alcol puro.
Tipico liquore lombardo è anche il genepy, prodotto in Valtellina oltre che in altre regioni del Nord Italia. Tra le specialità della distillazione lombarda un posto d’onore spetta alle grappe. Grappe di pregio sono prodotte dalle vinacce di vitigni DOP come la grappa di Sforzato, di Nebbiolo, di Lugana o di Franciacorta.


Fortunati mix di uve, terreni e clima

Diverse aree della regione hanno un posto di rilievo nel panorama enologico italiano

La varietà del clima lombardo gioca senza dubbio a vantaggio della produzione vinicola regionale. È per questo che l’offerta dei vini lombardi spazia dai rossi a base nebbiolo in Valtellina agli spumanti Metodo Classico prodotti in Franciacorta e nell’Oltrepò Pavese, ai vini rosati, un’ottima alternativa che anzi non ha nulla da invidiare agli altri in termini di qualità. In molti territori si coltivano vitigni importanti per una produzione che, come abbiamo visto, punta soprattutto sulla qualità garantita DOP. Diverse aree vinicole lombarde sono riuscite a garantirsi un posto di rilievo nel panorama italiano e non solo italiano. La più piccola DOCG lombarda e italiana si trova nel piccolo comune di Scanzorosciate, in provincia di Bergamo, dove con le sole uve dell’omonimo vitigno si produce il Moscato di Scanzo, caratteristico vino rosso dolce che ha celebri estimatori nientemeno che alla corte d’Inghilterra. Molto più estesa e ricca di specialità è la zona dell’Oltrepò Pavese, che da varie uve (nere come croatina, barbera e pinot nero, o bianche come cortese, pinot grigio, malvasia e riesling renano) produce grandi vini tra cui Bonarda, Buttafuoco, Sangue di Giuda, Pinot Nero, Pinot Grigio e i rinomati spumanti. Non è da meno la provincia di Brescia, che anzi è in prima linea nella produzione di vini di pregio: un vero territorio d’eccellenza dove spiccano la Franciacorta e la zona che circonda il Lago di Garda.

Anche qui c’è solo l’imbarazzo della scelta tra rossi e rosati – con vitigni come l’autoctono groppello, barbera, sangiovese, marzemino – e bianchi, che puntano molto sulle caratteristiche inconfondibili del riesling renano e italico. Mentre Mantova può contare su vini DOC come il Lambrusco Mantovano, la provincia di Sondrio vanta ben due DOCG, lo Sforzato di Valtellina e il Valtellina Superiore, prodotti con uve nebbiolo (che nella zona prende il nome di chiavennasca). Anche Milano ha poi la sua DOC in quel di San Colombano al Lambro, in un luogo ricco di storia. Il San Colombano è prodotto in due tipologie, bianca e rossa, rispettivamente da uve croatina, barbera e uva rara, e chardonnay e pinot nero. La varietà di climi e terreni regala alla Lombardia una produzione enologica davvero ampia e di grandissimo spessore, con punte di assoluta eccellenza.


Da sapere

Notizie storiche e… qualche buon consiglio

RE DELL’OLTREPÒ

C’è Pinot Nero e Pinot Nero

Il Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese, che dal 2010 ha ottenuto una DOC tutta sua, è un vino rosso fermo prodotto con uve pinot nero (almeno per il 95%) vinificate in rosso. Non bisogna confonderlo con il Pinot Nero vinificato in bianco e il Pinot Nero vinificato in rosato, entrambi ottenuti dallo stesso vitigno, affermatosi come il re dell’Oltrepò Pavese già nel tardo Ottocento, ma con un diverso processo di vinificazione. Questi altri due vini, prodotti sia nella versione ferma che in quella frizzante e spumante, sono tipologie della DOC Oltrepò Pavese, e non hanno una DOC tutta loro come spetta dal 2010 al Pinot Nero e al Pinot Grigio dell’Oltrepò Pavese, prodotti nelle stesse zone della provincia di Pavia.

CURIOSITÀ

La leggenda del sangue di Giuda

È il suolo di una piccola zona dell’Oltrepò Pavese, argilloso e calcareo, a dare a questo vino, prodotto da un mix tra diversi vitigni (croatina, barbera, uva rara, ughetta, pinot nero), il suo carattere particolare: il colore rosso intenso, il corpo medio, il gusto piacevole. Il suo nome deriverebbe invece dalla leggenda per cui Giuda, perdonato da Gesù per il tradimento, si sarebbe reincarnato a Broni, in provincia di Pavia, nella zona dove oggi si produce il vino.
Riconosciuto, Giuda si salvò dall’ira dei cittadini del paese con un miracolo: guarì infatti le loro viti da una malattia che le stava facendo morire. Fu per ringraziarlo allora che i viticoltori avrebbero chiamato così il frutto del loro lavoro.


FOCUS SU

VALTELLINA

I vitigni patrimonio dell’umanità UNESCO

Il vitigno più diffuso in Valtellina, e dal quale si producono i vini più pregiati di questa terra, è il chiavennasca, nome locale dato al nebbiolo (lo stesso vitigno usato in Piemonte per produrre Barolo, Barbaresco e Roero).
I vigneti si trovano su zone collinari ripide e terrazzate, che sono state dichiarate dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.
Per entrambe le due DOCG valtellinesi, lo Sforzato di Valtellina, vino passito secco, e il Valtellina Superiore (per cui è previsto un invecchiamento di ventiquattro mesi), il disciplinare stabilisce che i vini devono essere prodotti con almeno il 90% di uve nebbiolo. I vini valtellinesi hanno un gusto meno tannico rispetto a quelli piemontesi e con un caratteristico bouquet di profumi.


I lombardi e il piacere del buon bere

Cresce l’attenzione alla qualità, specchio di una vera vocazione del territorio

Più di un lombardo su due beve vino. È quanto emerge da un’analisi di Coldiretti Lombardia su dati Istat effettuata in occasione di Vinitaly 2018, l’ultima edizione del salone internazionale dei vini e dei distillati che si è tenuta a Verona lo scorso aprile. Secondo le statistiche della Coldiretti regionale, in Lombardia sono più di 4,5 milioni (esattamente 4.763.000) le persone che bevono vino e quasi 2 milioni quelle che lo bevono tutti i giorni. Che il vino faccia parte delle abitudini e delle passioni enogastronomiche della popolazione lombarda è un fatto noto da tempo e rispecchia una vocazione territoriale e culturale: la Lombardia è una terra che ha una grande tradizione vitivinicola e con 5 denominazioni DOCG, 22 DOC e 15 IGP è tra le prime regioni italiani per la qualità e varietà dei suoi vini, con cui si distingue anche in campo internazionale.

Nel 2017, la produzione di vini lombarda ha toccato il milione di ettolitri: per oltre il 90% si tratta di vini di qualità, le DOP e IGP che contribuiscono al successo dell’export regionale, che ha aumentato il proprio volume di affari del 62% negli ultimi dieci anni, superando nel 2017 i 270 milioni di euro complessivi. Il Franciacorta, tra i prodotti di eccellenza del territorio lombardo, è uno degli spumanti italiani più apprezzati e bevuti in tutto il mondo. Anche la crescita dell’attenzione verso il vino di qualità, sottolineata da Coldiretti lombarda – evidenziando anche il numero di enoteche presenti in Lombardia, cresciuto di oltre il 22% negli ultimi cinque anni – rispecchia una vocazione intrinseca del territorio della regione: su oltre 22.000 ettari di terreni adibiti a vigneto, oltre 21.000 sono destinati alla produzione di vini DOP (cioè DOC e DOCG) e 834 alla produzione di vini IGP; solo poco più di 200 ettari producono uve per vini senza denominazione. Le province a più spiccata vocazione vinicola sono Pavia e Brescia, seguite da Mantova, Sondrio, Bergamo, Milano e Lodi (con le colline tra San Colombano e Griffignana). Zone vinicole con piccole produzioni si trovano a Como, Lecco, Varese e Cremona.


Da sapere

Consorzio Oltrepò Pavese: tutela e vigilanza

Fin dai tempi di Plinio e di Strabone, nel 40 a.C., l’Oltrepò Pavese è conosciuto per i suoi vini. Il geografo di origine greca, passandovi con una legione romana, scrisse di una terra dal “vino buono” con un “popolo ospitale e botti in legno molto grandi”. Alla fine dell’Ottocento erano ben 225 i vitigni autoctoni della zona, quando il ministro Agostino Depretis diede nuovo impulso alla produzione dello spumante. Oggi quel lembo di terra collinare nel sud della provincia di Pavia, noto per essere il punto d’incontro di quattro regioni (Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna), è il primo “terroir” vitivinicolo lombardo: i 13.500 ettari coltivati a vite corrispondono a quasi 20.000 campi da calcio, e se si mettessero in fila i suoi 54 milioni di viti (a distanza di un metro come di solito sono disposte le piante nel filare) si potrebbe fare il giro del mondo. I vitigni più rappresentativi delle colline oltrepadane sono croatina, barbera, riesling e moscato.
Il vino bandiera è il “Cruasé”, marchio collettivo riservato ai soci del Consorzio, che identifica lo spumante Oltrepò Pavese Metodo Classico rosé da uve Pinot Nero. Ma la grande tradizione continua anche in vini come il Bonarda, la cui produzione annuale tocca i 20 milioni di bottiglie, il Sangue di Giuda (rosso intenso e dolce), il Pinot Nero (il rosso più “internazionale”) e le altre DOC del territorio, o nel bianco più caratteristico, il Riesling.

La missione del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese è di tutelare e promuovere una delle prime cinque storiche denominazioni d’Italia per numero di ettari vitati e la più grande area vitivinicola di tutta la Lombardia attraverso un’attenta vigilanza di mercato e una stretta verifica del rispetto dei disciplinari di produzione.


FOCUS SU

LOCALI DA BERE

Sempre più enoteche

L’attenzione in Lombardia per il bere vino di qualità è confermata anche dall’aumento delle enoteche che, secondo i dati della Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi, da 806 nel 2012 sono passate a 986 nel 2017, con un aumento del 22%. La provincia lombarda con la maggiore presenza di queste “oasi” del vino è Milano, che vanta 264 locali. Seguono Brescia (170), Bergamo (107), Varese (101), Monza e Brianza (74) e tutte le altre (si va dalle 66 di Como alle 8 di Lodi).

LA FILIERA DOC

Il Consorzio Franciacorta

Nato il 5 marzo 1990 a Corte Franca, e trasferitosi tre anni dopo nell’attuale sede di Erbusco, sempre in provincia di Brescia, il Consorzio Franciacorta tutela e garantisce il rispetto della disciplina di produzione del Franciacorta DOCG, tra gli spumanti più conosciuti al mondo (prodotto nelle sue varie tipologie – Satèn, Rosé, Millesimato e Riserva – esclusivamente con il metodo della rifermentazione in bottiglia da uve chardonnay, pinot nero e pinot bianco). Oggi il Consorzio conta 200 soci tra viticoltori, vinificatori e imbottigliatori interessati alla filiera produttiva di tre denominazioni: Franciacorta DOCG, Curtefranca DOC e Sebino IGP.


Tradizione familiare per vini di pregio

Vini e spumanti Vanzini hanno ottenuto vari premi e riconoscimenti prestigiosi

L’Azienda Vitivinico-la Vanzini nasce da una dinastia che dura da più di un secolo, dove si tramanda di padre in figlio il segreto che lega la terra alla vite. È dalla continuità di queste conoscenze che nascono i migliori vini che l’azienda dell’Oltrepò Pavese, oggi guidata dai fratelli Antonio, Michela e Pier Paolo, produce da generazioni. Come la sua Bonarda dell’Oltrepò Pavese DOC: vino rosso frizzante, ma di buona struttura e gran corpo, la cui spuma si ottiene mediante rifermentazione in autoclave. O come il Sangue di Giuda dell’Oltrepò Pavese, rosso dolce e frizzante, ottimo come aperitivo, perfetto per accompagnare crostate di marmellata e da provare in questa stagione con le caldarroste. La particolarità del Sangue di Giuda, con cui Vanzini ha ottenuto numerosi premi (l’ultimo al Merano Wine Festival 2018), è l’uvaggio in campo (e non in cantina) di croatina, barbera e uva rara. Ma il vitigno principe dell’Oltrepò rimane il pinot nero: un prodotto che esalta il territorio, un’uva “selvatica” che durante l’affinamento in vasca continua a cambiare ma che per la sua acidità e la grande longevità è ottima per la spumantizzazione, sia secondo il metodo classico (rifermentazione in bottiglia), sia secondo il metodo Charmat o italiano (rifermentazione in autoclave). Il pinot nero nelle sue varie interpretazioni di pregio è il protagonista di tre grandi vini prodotti da Vanzini: “Pinot Noir” Pinot Nero IGT, vinificato in rosso, fresco di annata e ottimo da bere anche freddo per accompagnare il pesce, e due fiori all’occhiello, Pinot Nero Spumante Extra Dry (vinificato in bianco) e Pinot Nero Spumante Vinificato in Rosato, prodotti con il metodo Charmat lungo (lasciati cioè ad affinare sui lieviti per 9 mesi). Gli spumanti extra dry e rosé sono stati più volte premiati da vari concorsi enologici, nonché giudicati massima espressione del metodo Charmat dell’Oltrepò Pavese dalla prestigiosa guida I migliori vini d’Italia di Luca Maroni. Un biglietto da visita per l’azienda e un ottimo aperitivo o uno splendido accompagnamento per una cena di pesce.


DA SAPERE

Conservazione: i consigli di Wine Cave

I vino è un prodotto delicato, che per mantenere e affinare al meglio le proprie qualità organolettiche ha bisogno di essere conservato in condizioni climatiche costanti: temperatura tra 10° e 14° e un tasso di umidità tra il 50 e l’80%. L’ambiente deve essere inoltre dotato di aperture contrapposte connesse all’esterno, in modo da creare un costante ricambio d’aria che eviti la formazione di muffe e batteri, e protetto dalla luce (raggi UV) come dalle vibrazioni, che hanno un effetto negativo sui tannini e sulle molecole di alcune componenti chimiche del vino. Non sempre una cantina di casa risponde a questi requisiti, né i moderni sistemi di costruzione aiutano a mantenere temperature costanti all’interno dei locali – neppure di quelli interrati, perché le strutture sovrastanti producono dei “ponti termici”. Il locale-cantina deve essere quindi coibentato con materiali che assicurino l’isolamento termico, e dotato di apparecchiature che mantengano i 10-14 °C necessari intervenendo in raffreddamento e in riscaldamento (e controllino anche il tasso di umidità). Chi non ha a disposizione una cantina attrezzata può installare, anche negli ambienti di casa, apparecchi autonomi come gli armadi climatizzati di Wine Cave, importatore e distributore ufficiali dei prodotti EuroCave, azienda leader mondiale nel settore. Questi non sono dei semplici frigoriferi ma delle vere e proprie cantine “su misura”, di diverse grandezze e capacità, dove le bottiglie possono riposare, protette dai raggi UV grazie al vetro temperato, in un microclima controllato, alla giusta temperatura e al giusto grado di umidità (la regolazione può essere manuale o elettronica; quest’ultima è più precisa). Funzionali, e spesso anche con un design e un’estetica curata nei particolari, possono essere dotati di luci a led all’interno (le più indicate perché non scaldano i vini e consumano meno), di segnalatori acustici in caso di apertura involontaria delle porte e anche di un ripiano aggiuntivo separato dallo spazio principale, per tenere le bottiglie in attesa di stapparle. Gli armadi climatizzati sono un’ottima soluzione per conservare correttamente i vini e gustarli in tutta la loro fragranza.


FOCUS SU

BONARDA

Vivace e “da primato”

Casa Vanzini vanta un primato di tutto rispetto: la sua è la prima Bonarda dell’Oltrepò Pavese vivace della storia ad avere raggiunto le finali delle selezioni della Guida Gambero Rosso. La Bonarda DOC (85% croatina, 10% uva rara, 5% barbera) ha un colore rosso intenso ed un gusto morbido ed elegante; è ottima con salumi, carni e formaggi stagionati. Gradevole l’abbina-mento con il pesce (da servire più fredda).

PINOT NERO

Rosso, bianco o rosé?

Il pinot nero protagonista di tre grandi prodotti Vanzini è un vitigno a bacca nera da cui si ottengono vini rossi, rosé e bianchi. Le sostanze coloranti del vino sono contenute nella buccia. Per il Pinot Noir IGT vinificato in rosso si lascia fermentare il mosto sulle bucce (per 5/6 giorni), mentre per il Pinot Nero Spumante Extra Dry vinificato in bianco si separano buccia e vinaccioli dal mosto. Per lo spumante rosé, si lascia il mosto sulle bucce per due o quattro ore, per far prendere al vino il caratteristico colore rosa.


Oltrepò Pavese: un’annata eccezionale

Con la rinascita dello storico marchio La Versa si punta tutto sulla qualità

Parliamo di un territorio meraviglioso, uno scorcio che riesce a cullare gli occhi con le sue morbidi linee, solo a tratti spezzate dai profili turriti dei manieri medievali che ne dominano le valli e i pendii. Posti che nel tempo la saggia mano dell’uomo ha segnato con l’inconfondibile tratto dei filari vitati, ma che da sempre vivono grandi contraddizioni, in una tormentata visione del futuro. Un’eterna “Cenerentola” del mondo enologico, spesso contradditoria e divisa al suo interno ma pur sempre culla del Metodo Classico e capace di produrre vini fermi straordinari, con un potenziale inespresso in grado di aprire le porte di qualsiasi mercato. Ma qualcosa sta cambiando, a partire dalla consapevolezza ormai diffusa tra tutti gli attori di questo terroir, che ormai non è più possibile rimandare l’adozione di politiche condivise per la valorizzazione di questa straordinaria terra. “L’Oltrepò inizia a respirare aria di rinascita – afferma Andrea Giorgi, presidente di Terre d’Oltrepò e La Versa – vogliamo tutti ritrovare quella coesione che per troppo tempo è mancata.
In questo territorio siamo in gran parte piccoli e piccolissimi produttori, ma insieme formiamo la più importante realtà vitivinicola lombarda, una tra le prime del panorama nazionale. La cooperativa Terre d’Oltrepò, che rappresenta più della metà dei viticoltori oltrepadani, ha negli ultimi due anni lavorato per un profondo rinnovamento e sebbene difficoltà e ostacoli non manchino di presentarsi periodicamente alla nostra porta, stiamo pian piano riscoprendo un’orgogliosa appartenenza e un’unione di intenti che non tarderà a produrre i suoi frutti.” L’Oltrepò ha intanto vissuto una eccezionale vendemmia, dove la qualità delle uve prodotte si è certi esprimerà vini straordinari: “Dopo i danni della scorsa annata, dove siccità e gelate tardive hanno fortemente penalizzato le produzioni, abbiamo vissuto una raccolta 2018 incredibilmente positiva – afferma Marco Stenico, Direttore Commerciale La Versa – sia perché il clima ci ha regalato uve dalle caratteristiche enologiche ottimali, sia perché siamo riusciti ad implementare con successo la raccolta in cassetta sul Pinot Nero, un’uva interamente raccolta a mano con la quale produrremo un grande Metodo Classico di fascia premium.” La Versa intanto è tornata sugli scaffali della Grande Distribuzione con la storica etichetta del Carta Oro e sta riscuotendo un grande successo nella ristorazione con la nuova linea dei millesimati Collezione 2007 e 2008, aspettando il ritorno del famoso Testarossa, atteso per il 2019.


In evidenza

Il recupero della “Campagnola”

Un fazzoletto di terra sulle rotonde colline che affacciano la Val Versa su una sterminata pianura, uno dei tanti tesori dell’Oltrepò Pavese: il vigneto “Campagnola”, nascosto in una piccola frazione del comune di Stradella, è al centro di un importante progetto di recupero in quanto considerato un pezzo di storia della cultura contadina del territorio. Se ne hanno memorie e testimonianze, infatti, che risalgono a più di 120 anni fa, ma molto probabilmente potrebbe essere più antico. Il vigneto appartiene alla famiglia Terrabusi che lo coltiva e ne ha cura svolgendo ogni operazione rigorosamente a mano. La scorsa vendemmia, dopo un’annata rovinosamente siccitosa, la vigna ha stupito tutti dando una produzione abbondante e di qualità. E pensare che solo poco tempo prima quelle piante hanno rischiato di essere estirpate perché antieconomiche rispetto ai moderni reimpianti, lavorabili a macchina e sicuramente più adatti alla viticoltura moderna che per una maggiore efficienza produttiva impone anzitutto lotti monovarietali. «In questo vigneto troviamo tre tipi di uva, Barbera, Croatina e Uva Rara, come si faceva una volta – afferma il giovane Alberto Terrabusi, titolare dell’azienda di famiglia e Socio di Terre d’Oltrepò – certamente per mantenerla produttiva occorre investire molto tempo e la fatica è tanta, ma le soddisfazioni che possono derivarne ripagano di ogni sforzo». «Queste viti affrontano gli inverni da prima che tutti noi nascessimo – sostiene Nicola Parisi, Responsabile Servizio Agronomico di Terre d’Oltrepò – per noi il progetto “Campagnola” è d’importanza vitale per recuperare le radici della nostra viticoltura. Il ripristino di un vero e proprio museo a cielo aperto come questo, dove si possono ritrovare forme d’allevamento antiche, ma soprattutto dove troviamo una ricchezza in termini di biodiversità davvero straordinaria, riteniamo sia fondamentale per consentire il rilancio del territorio. Qui l’impegno di Terre d’Oltrepò insieme a Terrepadane e all’Università Cattolica è da una parte quello di ristrutturare e ricostituire le viti nella loro originaria forma di allevamento, non più presente nel nostro territorio, e dall’altra operare questo recupero sfruttando il materiale presente, usando la genetica di queste piante, che sono il vero inestimabile valore del vigneto Campagnola».


FOCUS SU

PROGETTI

Aspettando il Testarossa

Il 2019 cadrà il decennale della morte del Duca Antonio Denari, una figura eclettica e geniale, che ha intuito prima degli altri le potenzialità dell’Oltrepò Pavese e ha fatto grande il marchio La Versa. Denari ha preso in mano le Cantine La Versa nella metà degli anni Settanta e le ha guidate al successo internazionale portando per primo il Metodo Classico italiano a rivaleggiare con le più blasonate bollicine francesi. Oggi, la nuova La Versa sta lavorando ad un progetto di rilancio per riportare questo marchio, vero e proprio patrimonio nazionale, all’apice del successo. Non è un caso che proprio nel decennale della morte del Duca Denari si sia scelto di far rinascere un grande spumante come il Testarossa.

Fra passato e futuro

Un progetto congiunto tra la Cantina Terre d’Oltrepo, il Consorzio Agrario Terrepadane e l’Università Cattoli-ca, partito circa un anno fa.
L’obiettivo del progetto è di riqualificare un vigneto plurivarietale (Barbera, Croatina e Uva rara) la cui età si stima sia superiore ai centoventi anni. Attraverso l’estrazione e la ricostruzione genetica, sarà possibile, utilizzando lo stesso materiale che viene raccolto in vigna, reimpiantare, dove la vite è ormai compromessa, rispettando così le stesse antiche forme di allevamento da sempre utilizzate.


Gita in Oltrepò, cultura e buona tavola

In queste terre di confine si assapora la storia, si gustano bellezze e paesaggi

L’Oltrepò Pavese è una delle tre aree in cui è tradizionalmente ripartita la provincia di Pavia (le altre due sono la Lomellina e il Pavese), e offre uno dei percorsi enogastronomici più interessanti della Lombardia, sia per il paesaggio, che dolcemente declina dalla pianura alle colline fino a lambire le montagne dell’Appennino, sia per le tradizioni, tra cui spiccano quelle del buon vino e della buona tavola. Sono in tutto 78 i comuni compresi in questo triangolo che dalla riva destra del Po si incunea per 1089 kmq fino all’Appennino ligure-emiliano. Il viaggio tra le bellezze, la storia e le eccellenze gastronomiche del territorio può partire da Voghera, la capitale ideale dell’Oltrepò, ricca di storia e d’arte – come testimonia il castello visconteo con le sue imponenti torri e gli affreschi del Bramantino – ma anche di sapore, con la mostarda e i prodotti del territorio. Appena oltre comincia il tratto collinare; nei dolci pendii dal clima mite e ventilato regna la vite, coltivata su 13.500 ettari interrotti saltuariamente da boschi. Qui nascono l’Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG, il Cruasé e le altre specialità della DOC Oltrepò Pavese come Bonarda, Sangue di Giuda e Pinot Nero. Un luogo perfetto per degustare vini come l’omonimo rosso DOC è Casteggio, di cui si può visitare anche la storica Collegiata di San Pietro Martire. Oltre al vino, la musica: a Stradella, centro storico della produzione di fisarmoniche, sorge il celebre museo dedicato allo strumento. E ancora, tanta storia, come a Zavattarello, borgo medievale che è la vera perla verde dell’Oltrepò, dominato su un’altura da un castello immerso nei boschi. Un altro splendido borgo è Fortunago, e più a sud si incontra Varzi, rinomata per il suo salame, un’altra eccellenza agroalimentare della zona. Dopo la storia, i sapori e l’arte, prima di arrivare all’Appennino, Salice Terme offre la possibilità di una pausa salutare con le sue acque curative.


Da sapere

Appunti di viaggio: qualche idea da copiare

PERCORSI

Lungo la Strada del Vino Franciacorta

Questo sentiero del vino è uno dei percorsi enogastronomici più noti in Lombardia e in tutta Italia. Si snoda nell’area del bresciano a sud-ovest del Lago d’Iseo, delimitata dal Monte Orfano, dal Monte Alto e dai fiumi Mella e Oglio, in un territorio costellato di antichi borghi, monasteri – come il Convento dell’Annunciata di Rovato (nella foto), o l’Abbazia Olivetana di San Nicola a Rodengo Saiano –, ville e palazzi immersi tra i filari dei vigneti o affacciati sulla riserva naturale delle Torbiere del Sebino. È qui che tra splendidi paesaggi si gustano gli eccellenti vini come il Franciacorta DOCG, ma anche i formaggi tipici tra cui il taleggio e la robiola bresciana, o prodotti di eccellenza quali l’olio extravergine di oliva Laghi Lombardi DOP.

ARTIGIANALITÀ

Visite e rassegne da non perdere

Oltre alle sue bellezze storiche e paesaggistiche e ai suoi prodotti di eccellenza, la Strada del Vino Franciacorta offre numerosi eventi speciali dedicati alla gastronomia, all’arte, alla cultura e al territorio. Una rassegna molto ricca di proposte di ogni tipo che si tiene a giugno è il Franciacorta Summer Festival, mentre a settembre il Festival Franciacorta in Cantina propone visite guidate alle cantine (con degustazione), a luoghi storici e riserve naturali della zona. Per gli amanti del pesce di lago da non perdere la “Settimana della tinca al forno con polenta” a Clusane (terza settimana di luglio), mentre è in arrivo la nuova edizione della Fiera del Cioccolato in Franciacorta e dei Prodotti Locali (24-25 novembre) a Monticelli Brusati.


DA VEDERE

ROVATO

Casteggio

Oltre che per l’omonimo vino, un rosso DOC prodotto qui e nei comuni vicini dell’Oltrepò Pavese, il paese di Casteggio è conosciuto per i suoi trascorsi storici. L’antica Clastidium, sorta su una ripida collina dalla sommità pianeggiante, era conosciuta nel VI secolo a.C. e fu teatro di una storica battaglia che vide, nel 222 a.C., i Romani sconfiggere i Galli Insubri e aprirsi la strada per la conquista di Milano. La storia di Casteggio è testimoniata dal museo archeologico (foto) nel settecentesco palazzo della Certosa.

LUOGHI

Borghi d’Oltrepò

Sia Zavattarello che Fortunago sono stati selezionati tra i 279 borghi più belli d’Italia dall’omonimo club. Di origine celtica, come probabilmente attestato anche dal nome, Fortunago è il luogo ideale per ritrovare sapori, profumi e atmosfere di una volta, come il pane cotto a legna o la bottega del vecchio ma-niscalco. Di Zavattarello, oltre allo splendido Castello dal Verme che ospita al suo interno un museo di arte contemporanea, si possono visitare il Museo contadino e quello dedicato alle attrezzature antiche e ai piccoli utensili, presso la Cascina Mirani.

2018-11-02T11:16:38+00:00Argomento: FOOD&BEVERAGE|Speciale |