Frutta e Ortaggi

Digital Paper: Lombardia da degustare

Qualità condita da passione e ricerca

Consorzio Casalasco del Pomodoro: da un’idea di successo, dall’Italia al mondo

In Pianura padana, tra le province di Cremona, Parma, Piacenza e Mantova, 370 produttori diretti di pomodoro, associati per offrire al mercato non solo più il frutto della loro coltivazione ma il prodotto lavorato e già pronto all’uso. Un’idea che in pochi anni conquista il mercato. Nato nel 1977, il Consorzio Casalasco del Pomodoro è oggi uno dei maggiori gruppi per private label in Europa e nel mondo, con una capacità produttiva di 560.000 tonnellate di pomodoro fresco, destinato a brand propri (Pomì e De Rica) e alle migliori marche internazionali, per creare ingredienti, sughi e condimenti pronti per lo scaffale. Partnership evolute che si estendono anche al mercato di zuppe e minestre a base vegetale, bevande e succhi di frutta. Casalasco è passione, ricerca, qualità Made in Italy. Con tre siti produttivi e oltre 50 linee di confezionamento l’azienda ha un’esperienza pluriennale nel co-packing e una grande flessibilità a livello di tipologie di imballaggi e sistemi di produzione: asettico, hot-filling, cold filling e retort. Il reparto di ricerca e sviluppo crea le ricette adatte ad ogni esigenza e ad ogni mercato garantendo qualità, sicurezza e controllo in tutte le fasi produttive. Dal seme al prodotto finito poi, i pomodori del Consorzio Casalasco sono esaminati controllati e certificati in ogni fase di lavorazione. L’ufficio agronomico presidia tutte le fasi di semina, trapianto e coltivazione con analisi incrociate su terreno, semi e genetica. Tutte le aziende socie sono conformi allo standard GlobalGAP che definisce le buone pratiche agricole e rispettano il disciplinare QC che garantisce le coltivazioni in regime di produzione integrata. Stabilimenti, filiera e rintracciabilità del pomodoro certificati secondo i più elevati standard internazionali per offrire un prodotto naturale, 100% italiano, certificato per utilizzo di semente non OGM. Oggi Casalasco è presente in oltre 60 paesi al mondo con un fatturato di 240 milioni di euro e 1400 dipendenti.


Da sapere

Obbligo dell’etichetta per la “pummarola”

È scattato alla fine di agosto scorso l’obbligo di indicare in etichetta l’origine per pelati, polpe, concentrato e degli altri derivati del pomodoro per smascherare l’inganno dei prodotti coltivati all’estero ed importati per essere spacciati come italiani, come la Coldiretti ha sottolineato.
Con l’entrata in vigore del decreto interministeriale per l’origine obbligatoria sui prodotti come conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro, i prodotti Made in Italy ottenuti con pomodori coltivati e trasformati in Italia sono finalmente riconoscibili sugli scaffali grazie alla dicitura “Origine del pomodoro: Italia”. Le confezioni di tutti i derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia devono infatti indicare in etichetta le seguenti diciture:
a) Paese di coltivazione del pomodoro: nome del Paese nel quale il pomodoro viene coltivato;
b) Paese di trasformazione del pomodoro: nome del paese in cui il pomodoro è stato trasformato.
Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE. Per consentire lo smaltimento delle scorte – ha precisato ancora la Coldiretti – i prodotti che non soddisfano i requisiti previsti dal decreto, perché immessi sul mercato etichettati prima dell’entrata in vigore del provvedimento, possono essere commercializzati entro il termine di conservazione previsto in etichetta. Si tratta di una attesa misura di trasparenza per produttori e consumatori dopo che dall’estero sono arrivati nel 2018 il 15% di derivati di pomodoro in più rispetto allo scorso anno secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat relativi ai primi cinque mesi che fotografano un’invasione straniera di ben 86 milioni di chili provenienti nell’ordine da Usa, Spagna e Cina.
Fonte: www.coldiretti.it


FOCUS SU

Nuovi accordi

A settembre di quest’anno Consorzio Casalasco del Pomodoro e SAC S.p.a. hanno annunciato di avere concluso con successo l’accordo di trasferimento delle azioni che sancisce l’acquisizione da parte di Consorzio Casalasco della maggioranza (65% delle azioni) di SAC. L’operazione che rafforza entrambe le società che da tempo, oltre ad aver già un rapporto societario in essere, collaborano in ambito commerciale su mercati esteri, rientra in un piano strategico di sviluppo che prevede partnership e acquisizioni di realtà consolidate e già presenti sui mercati internazionali. L’azienda è convinta che, unendo il know-how di Casalasco con la conoscenza del mercato di SAC, sia il primo passo per diventare uno dei principali riferimenti del settore anche in Francia.

La cooperativa

I soci della cooperativa hanno un rapporto diretto e trasparente con l’azienda che aggrega e valorizza la materia prima e hanno sviluppato nel corso degli anni una collaborazione continuativa con l’ufficio agronomico che
li segue in campo dalla selezione delle varietà sino alla raccolta e conferimento allo stabilimento di trasformazione. Oltre a questo beneficiano di acquisti collettivi di mezzi tecnici, formazione, corsi di aggiornamento, sviluppo e introduzione di nuove tecnologie per la coltivazione e di gestione delle pratiche dei PSR così come di copertu-re assicurative su tutte le produzioni alle migliori condizioni del mercato. Casalasco da sempre garantisce ai propri soci il pagamento di un prezzo superiore della materia prima rispetto a quello stabilito dall’interprofessione stimolandoli ad ottenere un’ottima qualità.


Quanti pregiati frutti della terra…

Olio, frutta e verdura rappresentano il meglio della produzione regionale

L’Italia vanta numerosi prodotti di grande valore eno-gastrono-mico esportati nel mondo: tra questi sono particolarmente emblematici quelli direttamente legati alla col-tivazione della terra. Vere eccellenze nazionali riconosciute anche all’estero per la loro qualità, frutta, ortaggi e olio rappresentano il meglio della gastronomia regionale. Basta pensare al pregiatissimo Asparago di Cantello IGP, coltivato nell’omonimo comune della provincia di Varese. La tradizione vuole che l’Asparago di Cantello venga raccolto con la sgorbia, l’apposito attrezzo che viene utilizzato per raccogliere i turioni, i carnosi germogli di asparago.
Il settore ortofrutticolo e il comparto dell’olio extravergine d’oliva lombardi, contano al loro interno ventisei prodotti tradizionali, di cui quattro certificati IGP e due DOP ma a questi si affiancano molti altri prodotti di eccellenza, distinguendosi dagli altri per gusto, qualità e caratteristiche. Per quanto riguarda i prodotti IGP, oltre al già citato Asparago di Cantello, si aggiungono, restando in Lombardia, il Melone mantovano, la Mela della Valtellina e la Pera mantovana. Mentre, nell’importantissimo settore dell’olio, si aggiudicano il marchio di qualità DOP l’Olio Extravergine di Oliva Laghi Lombardi e l’Olio Extravergine di Oliva di Garda. In relazione alle differenti condizioni ambientali e alle aree geografiche di produzione, le due denominazioni si suddividono in differenti prodotti: l’Olio DOP Laghi Lombardi può essere Sebino, ottenuto da olive prodotte negli oliveti in provincia di Brescia e Bergamo, o Lario, prodotto nella provincia di Como e Lecco. Allo stesso modo l’Olio Extravergine d’Oliva del Garda DOP si distingue in Garda Bresciano, Garda Orientale e Garda Trentino a seconda della zona di produzione. Le varie tipologie si differenziano tra loro per profumo, colorazione e sapore. L’Olio Extravergine di Oliva Laghi Lombardi DOP Sebino ha un colore tendenzialmente verde o verde chiaro, con note di giallo, un odore fruttato medio-leggero e un sapore fruttato con leggere sensazioni di mandorla e piccante. Anche l’Olio Extravergine di Oliva Laghi Lombardi DOP Lario presenta un aroma fruttato, ma più dolce e con un retrogusto amaro. “L’oro verde” di origine lombarda rappresenta uno dei fiori all’occhiello della nostra produzione.


Da sapere

Una selezione di prodotti top della regione

ZUCCA

Tutte le caratteristiche di una protagonista della tavola autunnale

Tra i prodotti che eccellono per qualità e caratteristiche, nella stagione autunno-inverno la zucca è la regina della tavola, in tutte le sue varietà. Ortaggio simbolo del mantovano, a lei sono spesso dedicati ricettari e percorsi enogastronomici. È una pianta rustica e semplice da coltivare, con una buona resistenza alla siccità e a malattie e insetti. La raccolta viene fatta tra settembre e ottobre, quando foglie e peduncolo si seccano e prima che arrivino le gelate. È un alimento ipocalorico, ricco di fibre, potassio, magnesio, vitamina A e vitamina E. Ha polpa dura e pastosae sapore dolciastro. Della zucca nulla si scarta: tutto è commestibile, fiori e foglie compresi.

VARIETÀ

Delica, Bertina, Mantovana o Violina, è sempre dolcissima

Piccola e dalla forma tondeggiante e appiattita, la zucca Delica ha la polpa di un color giallo carico: soda e compatta, dal sapore molto dolce, ha la buccia verde scuro con leggere solcature marroncine. “Bertina Piacentina”, anch’essa zuccherina e prelibata, è una varietà più tardiva i cui frutti hanno la caratteristica forma a turbante, che le rende simile a un berretto. La superficie è bugnosa di colore verde piombo e la polpa, molto soda, è giallo grigia. La zucca Violina ha forma allungata, e sapore dolce leggermente nocciolato. La zucca mantovana, chiamata Cappello del Prete (Cucurbita Maxima), è riconosciuta come prodotto agroalimentare lombardo tradizionale.


Mele, pere e tartufi fra le tipicità

Un approfondimento sui tratti principali delle eccellenze del territorio

L’eccellenza della melicultura va alla Mela della Valtellina: sono tante le varietà di mele a far parte di questa denominazione IGP, tutte prodotte nella zona della Valtellina che negli alberi da frutto ha la sua storia, il suo patrimonio e la sua tradizione. I frutteti più importanti si trovano sulla sponda Retica della media e dell’alta valle, a un’altezza compresa tra i duecento e i mille metri. Qui si trovano le aziende certificate, poco meno di 600, che producono all’anno 21 mila tonnellate di mele, caratterizzate da polpa compatta e colore e sapore accentuati. Fanno parte dell’Indicazione Geografica Protetta “Mela di Valtellina” la Red Delicious, Golden Delicious, Gala Breabrun, Fuji, Granny Smith, Morgenduft, Stayman Winesap.
Restando sempre nel settore della frutta con marchio IGP, non si può non parlare della Pera Mantovana. Anch’essa vanta una tradizione molto antica: il territorio mantovano e, in particolare la zona dell’Oltrepò, è particolarmente adatto sia dal punto di vista climatico, che della qualità del terreno alla coltivazione di questo dolcissimo frutto. I primi documenti che attestano la presenza di coltivazioni importanti della pera in questa zona risalgono al 1475: la pera rappresentava la coltura più diffusa ma rimaneva appannaggio di nobili ed ecclesiastici. Oggi sono 600 le tonnellate, certificate IGP, prodotte ogni anno e sei sono le varietà che ne fanno parte: la pera William, dalla buccia liscia e giallo rosata; la pera Max Red che presenta una colorazione gialla quasi del tutto coperta da una tinta rosso viva, striata; la Conference, verde-giallastra con macchioline simili a ruggine, la Decana Comizio, liscia con una colorazione verde chiaro mischiata a toni giallastri e rosa; la pera Abate Fetel dalla buccia chiara tendente al giallo e la caratteristica rugginosità vicino al peduncolo: la Kaiser, inconfondibile per la sua buccia ruvida e rugginosa.
Il Tartufo mantovano, infine, è un prodotto pregiato ed apprezzatissimo, sin dai tempi antichi: per raccontare la storia del tartufo, secondo alcuni studiosi, bisogna risalire ai Sumeri e ai Babilonesi. In Europa il tartufo è conosciuto da almeno duemila anni come testimoniano scritti, opere e citazioni. La varietà mantovana di tartufo bianco cresce nel basso mantovano, dove il terreno è pianeggiante, di origine alluvionale.


Da sapere

Una selezione di prodotti top della regione

FAGIOLO

Borlotto di Gambolò: un’antica varietà salvata dall’estinzione

Il Fagiolo Borlotto di Gambolò è un’antica varietà di fagiolo borlotto rampicante, di produzione locale e lavorazione quasi esclusivamente manuale, tipico della zona della Lomellina (Pavia). Il baccello è rosso, con screziature color crema, i semi sono rosso arancio con sfumature rubino. Noto anche come Borlotto di Vigevano, per secoli è stato la fonte principale di proteine nell’alimentazione, per questo viene anche chiamato “carne dei poveri”. Recentemente ha rischiato l’estinzione, tanto da meritare un intervento di tutela da parte della Coldiretti locale e della Pro-Loco di Gambolò con un progetto che prevedeva la riproduzione del seme originario e la sua diffusione.

MARRONI

I frutti dolci e nutrienti dai castagni della Val Chiavenna

I Marroni di Santa Croce sono il frutto del castagno europeo Castanea sativa, appartenenti alla varietà Mill. Prodotti in Val Chiavenna, in provincia di Sondrio, si differenziano dal castagno per dimensioni del frutto (molto più grande nel caso dei marroni) e per la presenza di frutti doppi o “settati”, che presentano intrusione della pellicola all’interno del frutto. Gli alberi dei marroni sono alberi molto longevi, capaci di raggiungere altezze pari a 30-35 metri con 6-8 metri di circonferenza, con meno produttività rispetto ai normali castagni. Frutti nutrienti, sono caratterizzati da sapore dolce. Il colore dell’endocarpo è chiaro e la consistenza, dopo la cottura, farinosa.


FOCUS SU

La prelibata Cipolla di Brunate

Tra i prodotti lombardi d’eccellenza, la Cipolla di Brunate è censita e tutelata co-me Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT): valorizzata come patrimonio agro-culturale e gastronomico tipico locale anche grazie al
lavoro dell’Associazione “Cipolla di Brunate”, questo ortaggio si coltiva nel caratteristico paese di Brunate, arroccato a ovest rispetto al centro di Como e raggiungibile con l’antica funicolare.
La Cipolla di Brunate vanta un’antichissima tradizione.
Alcuni testi del Cinquecento la eleggono tra le piante più prelibate prodotte nel comasco: “…il territorio comasco produce alcune di tali piante piu’ squisite che altrove, e ricercate anche da forestieri piu’ che le proprie, quali sono, sul colle che s’alza a oriente di Como, le cipolla, il prezzemolo, la carota”.
Di consistenza croccante e sapore intenso, la sua delicatezza ed il suo gusto la rendono un ingrediente prezioso in cucina. Il bulbo è asciutto e consistente, ricco di sostanze di riserva e di olii sulfurei che le conferiscono il tipico sapore pungente.
Fonte: Coldiretti Como


I numeri della catena produttiva

Prodotti di alta qualità per raccontare la tradizione del territorio regionale

Idati relativi alla filiera produttiva di olio, frutta e verdura, nella regione Lombardia, parlano chiaro. Secondo un’elaborazione di Coldiretti Lombardia, basata su dati Istat, per quanto riguarda la coltivazione di orticole, la superficie dedicata a ortaggi e patate è, complessivamente, tra pieno campo e serra, pari a circa 20 mila ettari. Di questi, ben ottomila sono destinati al pomodoro da industria che, nel 2017, ha visto una produzione complessiva pari a circa 5,3 milioni di quintali. Le zone a maggiore coltivazione di questo ortaggio sono, prevalentemente, le province di Mantova e Cremona più alcune aree tra Pavia, Brescia e Milano.
Segue al secondo posto nella coltivazione regionale, il melone con una superficie complessiva di oltre 2.500 ettari. Sempre nel 2017, la produzione di melone ha superato in totale i 915 mila quintali. La medaglia di bronzo va alle zucchine, la cui produzione si attesta intorno ai 200 mila quintali, coltivati in oltre mille ettari di terreno.
A fianco alle orticole, sono circa 4 mila gli ettari in Lombardia dedicati alla produzione di frutta fresca, concentrati principalmente nelle province di Mantova, Sondrio e Pavia. Più coltivati sono gli alberi di mele, in circa 1600 ettari di terreno coltivati, seguono i peri, con 800 ettari circa, e i kiwi a cui sono dedicati circa 600 ettari.
Sempre secondo Coldiretti, sono 5 mila le tonnellate di olive prodotte ogni anno per essere trasformate in olio, di queste oltre 700 tonnellate provengono dalla provincia di Brescia. Grazie a questa produzione massiccia, ogni anno in Lombardia vengono prodotte circa 800 tonnellate di olio esportate in Germania, Francia, Stati Uniti, Giappone ed Emirati Arabi. L’olio d’oliva lombardo, con le sue due DOP l’Extravergine di Oliva Laghi Lombardi e l’Extravergine di Oliva di Garda, rappresenta un importante settore economico e, insieme agli altri DOP prodotti nel territorio italiano, uno dei prodotti simbolo dell’Italia nel mondo.


Da sapere

La dolcezza del Mantovano garantito IGP

Il Melone Mantovano IGP viene coltivato in provincia di Mantova nei comuni di Sermide, Rodigo e Viadana, e in alcune aree del cremonese, modenese e bolognese. La zona di provenienza, il gusto e la qualità del prodotto sono garantite dal “bollino”: non è solo una questione di storia e tradizione. Come ricorda il Consorzio Melone Mantovano IGP, che da alcuni anni promuove un’intensa attività di informazione e valorizzazione del prodotto verso il consumatore, il terreno di provenienza permette al frutto di acquisire tutte le sue proprietà organolettiche. Ricchissimo di vitamina C e povero di calorie, è un elemento eccezionale per la salute, indicato per gli sportivi e per chi cerca di mantenere un’alimentazione sana ed equilibrata, senza rinunciare al gusto. In particolare il melone mantovano IGP vanta la presenza di sostanze benefiche, come il potassio e il sodio, presenti in maggiori quantitativi rispetto ai meloni coltivati in altre aree geografiche. Infatti, proprio grazie ai terreni nei quali viene coltivato, profondi e permeabili, l’apporto dei minerali alle radici delle piante è continuativo. L’alto contenuto zuccherino del frutto è garantito dallo specifico microclima della zona, che garantisce una temperatura medio alta, scarsa piovosità e adeguata radiazione solare. Il melone mantovano ha un aroma caratteristico particolarmente intenso che ricorda l’anguria, il profumo del tiglio e lo zucchino. Il suo peso medio è di circa 1-1,5 kg, ha forma sferica oppure ovale e il sapore della polpa, di un arancione più o meno intenso, è molto dolce. La buccia esterna, gialla paglierina, può essere retata oppure liscia.
Fonte: Consorzio Melone Mantovano


FOCUS SU

CARATTERISTICHE

Il melone per eccellenza

Il più classico Melone Mantovano IGP è il retato con fetta, che presenta la buccia caratterizzata da un disegno reticolato naturale e dall’incisione delle fette verticali. Questa tipologia, il cui peso che varia tra 800 gr e 1800 Kg, domina il mercato interno italiano con una percentuale di diffusione pari al 70%. Un criterio utile per la scelta è il peso: un frutto più pesante è più maturo e, quindi, più ricco di zuccheri.

TIPOLOGIE

Le varietà per intenditori

Tra le altre due tipologie di Mantovano IGP, la più utilizzata nelle cucine degli chef è quella con buccia liscia.
Coltivato quasi esclusivamente nell’areale mantovano, è un frutto da intenditori, ricco di aromi e di profumi, dalla polpa succosa, ma consistente. Ha una forma tonda e la buccia che vira dal colore grigio-verde chiaro al giallo paglierino-crema, in base alla maturazione.a Il melone retato, ma senza fetta, è il più “vintage”: era molto diffuso negli anni ’80 e ’90 ed il primo ad essere coltivato mantovano. Oggi è stato rimpiazzato dalla varietà retata con fetta, che consente un più ampio periodo di coltivazione.


Cremona: tra musica e gastronomia

L’atmosfera senza tempo di un territorio ricco di tradizioni, arte e cultura

Immersa in una natura rigogliosa, Cremona è una cittadina elegante che conserva tutto il fascino della città medievale, con la sua struttura a raggiera, le chiese antiche e i caratteristici viottoli pavimentati in sassi. Cremona è famosa per essere una piccola capitale della musica: qui sono nati Claudio Monteverdi e Antonio Stradivari.
Nel 2012 l’Unesco ha inserito, tra i patrimoni orali e immateriali dell’umanità, l’artigianato tradizionale del violino a Cremona.
Oggi sono oltre centocinquanta le botteghe di maestri liutai che rendono Cremona il centro principale al mondo per la costruzione di strumenti sia ad arco che a corde.
Qui si trova il museo del Violino che raccoglie al suo interno i reperti stradivariani, la ricostruzione di una bottega di liuteria dove assistere al lavoro degli artigiani, e soprattutto due importantissime collezioni: lo Scrigno dei tesori, che raccoglie i 12 strumenti più significativi della grande scuola liutaria cremonese di cui il più antico risale al 1566, e i Friends of Stradivari, un’esposizione permanente di strumenti provenienti da collezioni pubbliche e private di tutto il mondo. All’interno del Museo trovano posto anche l’Auditorium, premiato nel 2016 dall’associazione Design Industriale, e due realtà di ricerca molto interessanti: il laboratorio di diagnostica non invasiva dell’Università degli Studi di Pavia e quello di acustica del Politecnico di Milano.

Oltre a essere la patria dei violini, Cremona vanta vere prelibatezze gastronomiche: tipici di Cremona e dintorni sono infatti i marubini ai tre brodi, pasta ripiena di carne, servita con i tradizionali brodi di carni diverse, e il gran bollito cremonese. A questi si aggiungono il famosissimo torrone, la mostarda e il salame Cremona IGP, prodotto con sole parti nobili di suino, cosce comprese, aromatizzate con sale e aglio pestato. Tra i formaggi, oltre ai tipici della provincia Provolone Valpadana DOP e Grana Padano DOP, il Taleggio DOP e il Quartirolo Lombardo DOP.


Da sapere

Appunti di viaggio: qualche idea da copiare

PRODOTTI TIPICI

A Mantova aria di nobiltà e poesia

Città antichissima che ha le sue radici ancor prima del periodo etrusco, Mantova è uno scrigno di tesori d’arte. Mantegna, Pisanello, Giulio Romano, Leon Battista Alberti, Fancelli, Leonardo da Vinci, Tiziano, l’Ariosto, il Tasso, l’Aretino: sono soltanto alcuni dei personaggi passati da Mantova. La città raggiunse il suo massimo splendore sotto la lunga dominazione della famiglia Gonzaga, il cui simbolo è senz’altro il Palazzo Ducale: con le sue 950 sale e stanze, le sue piazze, corti e giardini, è una delle più estese ed elaborate regge della penisola. Splendido è il “Giardino dei Semplici” con le sue erbe antiche e le sue piante disposte seguendo specifiche simbologie magiche e alchemiche.

DA ASSAGGIARE

Da assaggiare: bontà che raccontano la cultura contadina

Mantova è famosa anche per i suoi piatti tipici, legati alle antiche tradizioni contadine. I prodotti più rinomati sono il Melone Mantovano IGP, le Pere Mantovane IGP, il Tartufo, il Salame mantovano, il Suino pesante padano, utilizzato per prosciutti ed insaccati di pregio, il Riso Vialone nano, ottimo per i classici risotti alla pilota con “al puntel”, la Cipolla di Sermide. La cucina tipica mantovana predilige i primi piatti e i dolci, vero punto di forza del pasto mantovano. Tra questi, la Sbrisolona è un dolce duro estremamente friabile, che non si taglia ma che si spezza formando le caratteristiche “brise” e che si conserva a lungo, caratteristica che lo rende un dolce tipico della tradizione contadina.


DA VEDERE

ARTE LIUTARIA

Pezzi unici fatti a mano

La professione liutaia si sviluppa a Cremona nel XVI secolo: qui, nelle botteghe, intere famiglie, fra cui quella di Antonio Stradivari, producevano pezzi unici e pregiati e tramandavano di padre in figlio il patrimonio di conoscenze dei materiali e delle tecniche di lavorazione. Per garantire l’eccezionalità della resa acustica, ancora oggi si rispetta una precisa procedura: la lavorazione dei violini dev’essere esclusivamente manuale, la stagionatura del legno naturale e non devono essere utilizzate parti di provenienza industriale. Solo rispettando questa antica procedura si può parlare di tradizionale arte cremonese.

SPECIALITÀ

La mostarda

La mostarda cremonese è una preparazione a base di frutta mista candita, lasciata intera o tagliata in pezzi piuttosto grandi. I frutti utilizzati sono quelli di stagione, tipici del territorio cremonese: zucca, fichi, mele, pere ma anche ciliegie e scorza di arancia. Il procedimento è diviso in due parti: prima la frutta viene candita, poi immersa in uno sciroppo di glucosio insaporito con della senape. È proprio l’immersione nello sciroppo di glucosio e senape a dare vita ai due sapori contrastanti tipici della Mostarda che è al tempo stesso dolce e piccante.

2018-11-02T12:45:40+00:00Argomento: FOOD&BEVERAGE|Speciale |