Leo Turrini

LO GUARDI e capisci al volo il significato di una parola: frustrazione. Quella sensazione che ti fa sentire inutile. Così Seb Vettel ha speso l’intero 2016: rendendosi malinconicamente conto che il sogno era un incubo, che le possibilità di lottare per il titolo guidando una macchina Rossa stavano a zero. Mica facile, per un quattro volte campione del mondo. Okay, ti pagano benissimo, ma tu in pista ci vai per vincere, non per essere un comprimario. Adesso, Vettel e la Ferrari voltano pagina. Siamo al terzo anno di un matrimonio che fin qui non ha dato le gioie inseguite dai coniugi. Potrebbe anche essere la stagione del congedo: dipenderà, onestamente, dai risultati, dal livello di competitività che la Rossa mostrerà. Lo sa Sergio Marchionne, che pure si augura di non doversi porre il problema. E lo sa Seb, che non ignora le incertezze Mercedes sul 2018, essendo Bottas, il sostituto di Rosberg, praticamente un driver…in prova. “Dite che per la prima volta inizio il campionato senza avere un contratto per l’anno successivo? E’ vero, ma vi assicuro che non è un problema. Con la squadra siamo interamente concentrati sul lavoro che stiamo facendo, ci interessano i risultati e solo quelli…”

“CON CALMA”. La vigilia del tedesco è stata caratterizzata dal profilo basso. Anzi, bassissimo. Più Hamilton si affannava a scaricare sul ferrarista l’onere del pronostico, in nome degli esiti dei test invernali, e più il connazionale di Schumi allontanava da sé l’amaro calice. “Non scherziamo, la Mercedes viene da un dominio assoluto, sono tre anni che sbaraglia la concorrenza -.ha sospirato Seb- I favoriti sono loro, ci mancherebbe altro. Noi, con calma, stiamo dandoci da fare per rendere più equilibrata la sfida…”

“LE RISPOSTE”. E così il primo Vettel del 2017 si colloca quasi…tra i tifosi della Rossa. Dice esplicitamente di essere in attesa di verifiche. Sull’asfalto. “Di sicuro abbiamo imparato dai nostri errori e abbiamo compiuto un bel passo avanti -sussurra- Ma sinceramente non so quale sia il livello degli avversari, siamo venuti in Australia per scoprirlo. Ci vuole pazienza, soltanto alla fine della corsa avremo le idee più chiare. Le regole nuove? Davvero le vetture sono dannatamente più veloci, soprattutto in curva. E’ stato come tornare a dieci anni fa, a me piace guidare una macchina più potente, per chi fa il mio mestiere si tratta di una gran bella soddisfazione…”

CON KIMI. Le frustrazioni del 2016 erano state acuite, sulla pelle di Vettel, anche dalla crescita del rendimento del compagno di squadra, il veterano Kimi Raikkonen, non di rado più rapido di lui in pista. “Con il finlandese la relazione è ottima -mormora il quattro volte campione del mondo- Ognuno si augura di essere più forte del partner, ci spingiamo a vicenda, va benissimo così…” Per il nuovo Vettel, battere il collega di lavoro sarò il primo passo. Il resto, verrà, Forse.


La pole è il Sacro Graal
Domattina primo verdetto

Leo Turrini

208. Tante sono le pole position conquistate dalla Ferrari nella storia della F1. Numeri da record, eppure la partenza al palo si è trasformata, per la Rossa, in una sorta di incubo permanente.

INFATTI dalla fine del 2010 a oggi, solo in tre occasioni la vettura del Cavallino è scattata davanti a tutti! Addirittura tra 2013, 2014, 2015 e 2016 si conta appena una presenza al top a conclusione delle qualifiche: accadde con Vettel, a Singapore, quasi due anni fa… Parto da qui per segnalare l’importanza, anche simbolica, del verdetto che domattina all’ora della colazione determinerà lo schieramento al via del Gp di Australia. Non c’è bisogno di essere Einstein per comprendere l’utilità di un risultato eccellente al sabato. Persino che non va matto per i Gran Premi ha imparato, da tempo immemorabile, quanto rari e difficili siano i sorpassi in gara. Nel 2017, poi, si dice che la situazione possa persino peggiorare, causa nuova configurazione delle monoposto. E così, sempre ricordando le parole di Michael Schumacher («I punti però si prendono alla domenica…»), ci alzeremo per scoprire in che misura la Ferrari sia stata capace di eliminare una debolezza cronica. Il rendimento scadente al sabato era l’indice di una fragilità anche progettuale: perché una macchina vincente deve essere tale in ogni contesto. Sul giro secco come alla distanza. Sui motivi che hanno reso la pole position il Sacro Graal di Maranello, indispensabile ma introvabile, potrei scrivere un trattato. Ve lo risparmio, sottolineando l’assurdità della vicenda, che sfocia nel paradosso. A giudizio unanime, probabilmente Seb Vettel è il più bravo di tutti, quando si tratta di portare al limite la macchina nelle prove ufficiali. Lo ha dimostrato al volante della Red Bull. Ciò nonostante, vestito di Rosso è stato costretto ad accontentarsi, tranne la notte magica di Singapore, di piazzamenti insignificanti. Dopo il numero 208 viene il 209. Meglio: verrà, sotto il cielo d’Australia


La resa di Alonso: «Vorrei soltanto avere unamacchina come le altre»

Melbourne

«VOLETE sapere che cosa chiederei ai nuovi padroni della Formula Uno? Molto semplice: motori uguali per tutte le monoposto…». Rassegnato ma sempre senza peli sulla lingua, Fernando Alonso è il fantasma del palcoscenico nel mondiale che scatta con il Gran Premio di Australia. Per il terzo anno consecutivo, il fuoriclasse spagnolo deve fare i conti con il fiasco Honda. La prestigiosa casa giapponese ancora non è stata in grado di fornire alla McLaren un propulsore decente e la battuta dell’ex ferrarista, riportata sopra, documenta perfettamente uno stato d’animo che non si fatica a comprendere.

REDUCE da test disastrosi, Alonso non si aspetta nulla di buono dalla nuova stagione. «I giapponesi si sono scusati per non avere raggiunto i livelli di potenza e affidabilità che avevano promesso – ha aggiunto Fernando –. Ovviamente stanno lavorando, ma qui siamo in Formula Uno e nessuno ti fa la beneficenza! Debbono darsi subito una svegliata, altrimenti la stagione sarà presto compromessa…». Il due volte campione del mondo (con la Renault, nel biennio 2005-2006) non coltiva la benché minima speranza per la gara del debutto.

«TEMO che sarà dura vedere la bandiera a scacchi – ha spiegato –. Nei test di Barcellona sulla mia McLaren troppe cose non hanno funzionato. Sarà per noi una prova del fuoco e mi dispiace anche per il mio giovane compagno Vandoorne, è all’esordio come pilota titolare e non è mai semplice cominciare la carriera con un mezzo non competitivo». Nelle scorse settimane era circolata l’ipotesi che la McLaren potesse rompere il contratto con la Honda per passare al motore Mercedes, ma da Tokyo i giapponesi hanno risposto di non essere pronti a gettare la spugna. E così il calvario di Alonso continua…