BULEGAS

L’allievo di Vale punta in alto: «Non sono più un rookie, quest’anno parto per vincere»

Marco Galvani

VALE, il «fratellone» maggiore, è andato dritto al sodo. Convincendolo che ora ha già tutte le carte in regola per puntare in alto. «Mi ha detto solo di stare sempre concentrato». Nicolò Bulega ci crede. Classe 1999 e pure da vendere, nel 2016 d’esordio in Moto3 ha fatto vedere di che pasta è fatto il suo talento. Settimo assoluto, 3° miglior rookie di categoria e un paio di soddisfazioni da fare l’orecchia all’album dei ricordi: pole e podio a Jerez, nella tana degli spagnoli, e podio a Motegi nel giorno del suo diciassettesimo compleanno. Da allora il ragazzo diMontecchio Emilia, capelli da rockstar anni Ottanta, faccia pulita e senza grilli per la testa, è andato avanti a testa bassa. Allevato nella Academy di Valentino Rossi e in una squadra – lo Sky Racing Team VR46 – che «è come una seconda famiglia», «la migliore che c’è». E poi nell’altra metà del box c’è «un amico», Andrea Migno, in sella alla Ktm per il terzo anno consecutivo: «Mi trovo bene con lui, scherziamo, poi certo, in pista ognuno vuole arrivare prima dell’altro, ma quando ci togliamo il casco è l’amicizia che conta». Che poi è la sua forza: «Fuori dalle corse non mi piace strafare, stare insieme ai miei amici è la cosa più bella». In pista, si vedrà. «I test invernali sono stati interessanti – fa il punto Nicolò -, siamo partiti con il piede giusto e penso di essere cresciuto, mi sono preparato molto anche fisicamente». E poi «adesso le piste le conosco già e posso essere competitivo fin dal primo turno.Mi sento alla pari degli altri». La nuova Ktm «è migliorata di motore e anche sull’anteriore – analizza – anche se i piloti Honda sembrano più competitivi, riescono a far girare la moto meglio e su questo noi dobbiamo ancora lavorare».

«Bulegas» ora che ha abbandonato l’etichetta di rookie per diventare uno dei protagonisti della categoria, deve solo (si fa per dire) continuare a tenere il passo. Se crescerà nella stessa misura con cui ha affrontato – da matricola e perfetto sconosciuto – il 2016, non sarebbe azzardato giocarselo tra i favoriti al titolo. Pure con l’aiutino del salto in Moto2 di buona parte della concorrenza. Ma lui preferisce restare con i piedi per terra. Anche solo per scaramanzia: «Mi sento più carico, più forte, più motivato e con una gran voglia di fare bene. L’obiettivo? Chiudere nei primi cinque».