Leo Turrini

SONO VENTI le tappe del campionato del mondo di Formula Uno edizione 2017. Si parte dall’Australia, che tradizionalmente tiene a battesimo la stagione tra le curve dell’Albert Park. Non è previsto l’ingresso di circuiti nuovi, mentre incredibilmente la Germania, patria della Mercedes e di Seb Vettel, ha rinunciato all’evento, considerandolo troppo costoso. I rischi di investimento per chi organizza un Gran Premio sono in effetti un problema: la Francia, altra nazione legatissima al mito dell’automobilismo, si è da tempo chiamata fuori. E solo un laborioso negoziato ha salvato Monza, storico tempio della velocità: il Gran Premio d’Italia verrà disputato domenica 3 settembre e sarà come da tradizione l’ultimo appuntamento europeo del calendario.

I RISCHI. Venendo alle cose pratiche, le nuove configurazioni delle monoposto (più larghe e più veloci, con gomme quasi da camion) stanno obbligando gli organizzatori locali ad intervenire sul ‘lay out’ dei circuiti. La federazione internazionale ha infatti previsto l’ampliamento delle vie di fuga nelle zone più pericolose, in modo da tener conto delle eccezionali prestazioni garantite dalle vetture.

I PIÙ BELLI. I luoghi che tradizionalmente esaltano la passione dei tifosi sono quattro. A Monza abbiamo accennato. Di Montecarlo si potrebbe scrivere tutto e il contrario di tutto: è un tracciato assurdamente anacronistico per macchine di Formula Uno, eppure vincere lì significa entrare nella leggenda. Il Principato, con le sue stradine e i suoi marciapiedi, il suo tunnel e la strettoia di Santa Devota, rappresenta qualcosa di unico. I tentativi di imitazione non sono mancati e continuano (si pensi alla notte magica di Singapore o anche alla pista azera di Baku, con un…castello sfiorato dalle monoposto) ma la magia monegasca non è replicabile. A livello tecnico, però, la preferenza di chi guida è unanime: il Belgio, con la incredibile suggestione delle Ardenne, e il Giappone, con il perfetto disegno dell’impianto di Suzuka, rappresentano il top delle emozioni. Non per niente personaggi come Ayrton Senna e Michael Schumacher, dieci titoli mondiali in due, sceglievano questi circuiti come modelli assoluti.

LA MAPPA. Ormai da tempo la Formula Uno ha spostato il suo baricentro verso i mercati emergenti, in nome di logiche finanziarie non sempre premiate dai risultati (la Turchia, l’India e la Corea del Sud sono già scomparse dalla mappa del mondiale). Dopo il debutto in Australia e gli appuntamenti in Cina e nel deserto del Bahrain, il Vecchio Continente accoglierà Hamilton e compagni con il Gran Premio di Russia, in programma a Sochi il 30 aprile. Su venti tappe, in Europa ne saranno disputate nove (dopo la Russia, ci sono Spagna, Monaco, Austria, Azerbajian, Gran Bretagna, Ungheria, Belgio e Italia). Il resto è spartito tra le Americhe (Canada, Texas, Messico, Brasile), Golfo Persico (al Bahrain si somma Abu Dhabi, teatro del gran finale il 26 novembre) e Asia (dopo la Cina, ci sono anche Singapore, Malesia e Giappone). Resta fuori solo l’Africa, anche se ci sono trattative per riportare la Formula Uno a Kyalami, nei paraggi di Johannesburg, dove l’ultimo Gran Premio venne disputato nel 1993. I nuovi padroni del Circo, gli americani di Liberty Media, stanno intanto allungando i contratti con diverse sedi, riservandosi il diritto di ampliare il calendario, con l’assenso della federazione internazionale e dei team, fino alla bellezza di ventiquattro gare. Ma ancora non c’è l’unanimità tra le parti interessate.