Melbourne

SONO passati più di vent’anni eppure il record diMichael Schumacher ancora resiste. Nonostante inflazione, rivalutazione, eccetera. Nel 1996, il Campionissimo di Kerpen si legò alla Ferrari con un contratto che prevedeva uno stipendio annuale, tutto compreso, pari a cento (100) milioni di dollari. Una cifra che fece dire a Gianni Agnelli: «Il ragazzo è un po’ caro, ma se li merita, quei soldi». A distanza di una generazione, i ploti più famosi non guadagnano certo le briciole, però il compenso stellare dello Schumi ferrarista lo vedono con il binocolo. Nessuno comunica cifre ufficiali, le intese sui quattrini sono rigorosamente ‘blindate’, ad ogni modo le voci corrono e allora ecco qua.

PAPERONE. Fino al 2016, con una remunerazione superiore ai trentacinque milioni di dollari (in parte pagati dalla Honda, fornitore del motore per la McLaren), Fernando Alonso poteva dimenticare le delusioni in pista. Era, se non altro, il più forte in banca. Ma Lewis Hamilton ha compiuto il sorpasso anche nel Gran Premio dei Bonifici: l’ultimo rinnovo con la Mercedes ha fatto salire il Re Nero della Formula Uno a quota 50. Bisogna comunque tenere conto che spesso i drivers hanno contratti parzialmente legati ai risultati che ottengono. Cioè ci sono bonus e premi. Per capirci, nel 2016 aver perso il titolo a beneficio di Rosberg è costato qualcosa ad Hamilton, così come le scarse prestazioni della Ferrari hanno impedito a Seb Vettel di superare la barriera dei quaranta (sempre milioni di dollari). Misteriosa la somma garantita dalla Red Bull al baby Fenomeno Verstappen, ma non dovrebbe prendere molto più del compagno di team Ricciardo, che non arriva a quota dieci. Inoltre il giovanissimo olandese ha un vincolo speciale con la multinazionale delle bibite gassate: è stato allevato dalla Red Bull, che si è cautelata prevedendo una robusta penale qualora Max decidesse di sciogliere il contratto per dirigersi altrove.

PAPERINO. Curiosa è la situazione di Bottas. Il finlandese è stato chiamato dalla Mercedes al posto di Rosberg ma incasserà un ‘fisso’ di cinque milioni di dollari. La somma può raddoppiare in caso di conquista del titolo iridato e comunque Bottas avrà diritto alla riconferma automatica per il 2018 solo se il distacco in classifica nei confronti del capitano Hamilton non sarà troppo ampio. Altra curiosità: Felipe Massa si era ritirato e per convincerlo a tornare la Williams, sempre con l’aiuto della Mercedes che voleva Bottas, ha messo sul piatto sette milioni di dollari. In Ferrari il veterano Raikkonen ne incassa una decina, mentre i compensi di tutti gli altri driver sono mediamente sotto i tre milioni e anzi alcuni si…pagano lo stipendio portando in dote alle scuderie sponsor personali. Addirittura unico è il caso di Lance Stroll. Il diciottenne canadese forse diventerà l’asso del futuro, chissà. Nel frattempo, ha stabilito un record: è il primo pilota di una scuderia, la Williams, nel cui azionariato è entrato il padre, Stroll senior, ricchissimo imprenditore canadese. Il paparino, per comprargli il volante, ha comprato l’intero team!


Dal Vecchio a oggi, questi settant’anni di grandi emozioni

Quel sogno di vincere che finalmente è tornato

di LEO TURRINI

I RICORDI del cuore non passano mai. E non c’è dubbio che la Ferrari, tra felicità e sofferenza, sia l’espressione di un sentimento popolare. Quella «macchina rossa prestigio della strada», come cantava Riccardo Cocciante, è un pezzo d’Italia. Mostrarsi indifferenti alle sue sorti è un atto di snobismo da lasciare a chi in nulla crede e a tutto è disposto. I ricordi del cuore non passano mai. Nel 2017 la Ferrari compie settant’anni e rifiuta l’etichetta di logora Signora a quattro ruote. Da dieci stagioni non conquista il titolo mondiale riservato ai piloti. Sognare il riscatto è lecito. Pretenderlo, un po’ meno: io rimango dolorosamente convinto che i favori del pronostico spettino, ancora e sempre, alla Mercedes. Ma non importa. Qui c’è una sfida da accettare e da rilanciare. In una Formula Uno che cambia, non so dire se in bene o in male, perché con le regole nuove si rende necessaria la prova del budino. Devi verificare la bontà del ‘prodotto’ sulla pista. Di sicuro avremo auto dannatamente più veloci, più faticose da guidare. E temo si ridurranno le occasioni per sorpassi ‘veri’. Ma già nel corso del week end che ci aspetta, in Australia, avremo risposte importanti.

È UNA FORMULA UNO senza campione in carica. Nico Rosberg ha rinunciato alla corona, evitando di difenderla. Non accadeva dal 1994, da quando Prost iridato appese il casco al chiodo. Ed è un Formula Uno non più al servizio di Bernie Ecclestone, un despota che ha però il merito di avere proiettato nel futuro l’automobilismo, con largo anticipo sulle altre discipline (e infatti lo hanno copiato tutti, dalla centralizzazione dei diritti tv alla commercializzazione dell’evento, eccetera). Però, scrivevo all’inizio, i ricordi del cuore non passano mai. Pensi alla Ferrari e ti vengono in mente il Vecchio e Forghieri, Lauda e Schumacher, Ascari e Villeneuve. Pensi alla Ferrari e ti accorgi che le vuoi bene a prescindere dalla quotazione a Wall Street e da altre conseguenze della fottuta globalizzazione. Io non sono ottimista, ripeto. Ma, se potessi e se servisse, andrei a spingere con le braccia la macchina di Vettel e la macchina di Raikkonen. Eh, come ha scritto una volta un amico molto, molto più bravo di me: tu chiamale, se vuoi, emozioni. A trecento all’ora.